II gioco ha
delle regole .
Il gioco come
attività ludica non solo fine a sé stessa.
Ecco queste sono
state le mie due frasi correlate al gioco. Il gusto del gioco fine a stesso può
essere una bella scoperta per gli adulti che hanno dimenticato la dimensione
ludica dell’esistenza.
Il gioco può portare in un mondo dimenticato fatto di gratuità, assenza di interessi personali e politici dove ciò che conta è la soddisfazione personale.
L’adulto ha sempre necessità di trovare uno scopo a ciò che fa e quindi anche il gioco ha per lui molto spesso una funzione. Infatti in prima battuta non ho pensato a questa dimensione prettamente ludica che esiste ed è importante. Per l’adulto il gioco serve per educare i figli, a competere, ad acquisire abilità , capacità e competenze sia attraverso gli hobbies o giochi regolamentati per ingannare il tempo in vacanza.
La differenza tra il gioco fine a sé stesso e l'attività lavorativa è invece quella di essere un'occupazione che ha il suo aspetto più gratificante nel divertimento scevro dai fini raggiunti o dal risultato prodotto.
Il gioco fine a se stesso e senza scopo ha il grande potere di far entrare il partecipante in un tempo dilatato permettendogli di mettere da parte le preoccupazioni e le ansie di tutti i giorni favorendo un certo distacco da molte situazioni difficili spesso gonfiate dalla nostra immaginazione e ritrovando così nuova energia fisica e morale.
Attraverso il gioco avviene il recupero della spontaneità sempre più spesso imbavagliata dallo stile di vita contemporaneo e dai tanti ruoli sociali che ognuno porta con se quotidianamente. Nel gioco adulti e bambini trovano risposte e soluzioni immediate e spontanee senza ricorrere al proprio ruolo sociale, al raggiungimento di uno scopo immediato ed alla razionalizzazione.
Comportandosi in maniera autentica e abbandonando il proprio ruolo sociale l’adulto si connette con la parte più intima di sé stesso. Il gioco ci regala la possibilità di scegliere un ruolo che non abbiamo nella vita reale, così come fa un attore .Il gioco può aiutare il bambino ma anche l’adulto a scoprire la propria identità.
Il gioco può portare in un mondo dimenticato fatto di gratuità, assenza di interessi personali e politici dove ciò che conta è la soddisfazione personale.
L’adulto ha sempre necessità di trovare uno scopo a ciò che fa e quindi anche il gioco ha per lui molto spesso una funzione. Infatti in prima battuta non ho pensato a questa dimensione prettamente ludica che esiste ed è importante. Per l’adulto il gioco serve per educare i figli, a competere, ad acquisire abilità , capacità e competenze sia attraverso gli hobbies o giochi regolamentati per ingannare il tempo in vacanza.
La differenza tra il gioco fine a sé stesso e l'attività lavorativa è invece quella di essere un'occupazione che ha il suo aspetto più gratificante nel divertimento scevro dai fini raggiunti o dal risultato prodotto.
Il gioco fine a se stesso e senza scopo ha il grande potere di far entrare il partecipante in un tempo dilatato permettendogli di mettere da parte le preoccupazioni e le ansie di tutti i giorni favorendo un certo distacco da molte situazioni difficili spesso gonfiate dalla nostra immaginazione e ritrovando così nuova energia fisica e morale.
Attraverso il gioco avviene il recupero della spontaneità sempre più spesso imbavagliata dallo stile di vita contemporaneo e dai tanti ruoli sociali che ognuno porta con se quotidianamente. Nel gioco adulti e bambini trovano risposte e soluzioni immediate e spontanee senza ricorrere al proprio ruolo sociale, al raggiungimento di uno scopo immediato ed alla razionalizzazione.
Comportandosi in maniera autentica e abbandonando il proprio ruolo sociale l’adulto si connette con la parte più intima di sé stesso. Il gioco ci regala la possibilità di scegliere un ruolo che non abbiamo nella vita reale, così come fa un attore .Il gioco può aiutare il bambino ma anche l’adulto a scoprire la propria identità.
Ma il gioco può anche essere
regolamentato e non solo attività ludico ricreativa senza un fine. Il gioco può
definirsi puro se nasce
spontaneamente oppure indotto o stimolato
quando viene proposto come offerta esperienziale all’interno del
laboratorio di gruppo. Le regole aiutano a collaborare con l’altro, favoriscono
(in base al gioco) funzioni pro sociali quindi di collaborazione con l’altro.
Il gioco da la possibilità
di scaricare ansie, tensioni, paure, insicurezze e atteggiamenti aggressivi
generatisi nei confronti dell'ambiente circostante.
Se il gioco “libero” rende liberi dalla realtà il
gioco con delle regole riporta l’individuo in quello che è un meccanismo
sociale in cui tutti noi adulti viviamo,. fatto di regole, non sempre
condivise, non sempre scritte poiché a volte le regole sono retaggio di
comportamenti consolidati nel tempo, ma le regole esistono. La realtà ludica
quando si veste di regole ha il fine di far capire che per ottenere dei
risultati bisogna rispettare delle regole e che nessuno è un’isola a sé. Il
passaggio dal gioco privo di regole o individuale a quello di gruppo che
risponde a regole ed obiettivi sottolinea la funzione socializzante del
gioco, si sperimentano collaborazioni con gli altri partecipanti al gruppo,
avvengono dinamiche di suddivisione di ruoli e nasce la possibilità di
sperimentarsi e riconoscere i propri talenti ma anche i propri limiti in un
ambiente che accoglie e protegge . Le regole ci proteggono dall’arbitrarietà le
regole sono un patto da rispettare. Se
ci sono delle regole diventa più difficile ma anche più soddisfacente giocare.Il motore principale del gioco è il piacere procurato dalla pratica. Anche se regolamentato si sceglie il gioco che piace, punto di partenza indispensabile per la realizzazione della propria creatività esistenziale intesa come problem-solving e capacità di adattamento. Ovviamente la tipologia di gioco da adottare quindi gioco “libero” o “regolamentato” sarà scelto a seconda delle finalità che si intende perseguire.
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